Ciò nonostante, mi tengo ancora saldo a un’unica, squallida verità: non si salva nessuno (AMERICAN PSYCHO)

Là dove c’erano la natura e la terra, la vita e l’acqua, ho visto una landa deserta senza fine, simile a una sorta di cratere, talmente priva di ragione e luce e spirito che la mente non riusciva ad afferrarla a livello consapevole, e avvicinandosi la mente arretrava, incapace di comprendere. Era una visione cosí limpida e autentica e vitale, per me, che nella sua purezza era quasi astratta. Ecco cos’era che potevo capire, ecco com’era che vivevo la mia vita, ecco intorno a cosa mi muovevo, ecco come mi relazionavo al tangibile. Questa era la geografia intorno alla quale ruotava la mia vita: non mi era mai venuto in mente, mai, che la gente fosse buona o che un uomo potesse cambiare o che il mondo sarebbe potuto essere un posto migliore grazie a un sentimento o a uno sguardo o a un gesto, o al fatto di accettare l’amore o la gentilezza di un’altra persona. Niente era positivo, l’espressione «generosità di spirito» non aveva senso, era un cliché, uno scherzo di cattivo gusto. Il sesso è matematica. L’individualità non esiste piú. Che cosa significa l’intelligenza? Come definire la ragione? Il desiderio – non ha senso. L’intelletto non è una medicina. La giustizia è morta. Paura, recriminazioni, innocenza, simpatia, colpa, perdita, fallimento, dolore, erano cose, emozioni, che nessuno sentiva piú sul serio. Il pensiero è inutile, il mondo è privo di significato. Il male è l’unica cosa permanente. Dio non è vivo. L’amore non è degno di fiducia. La superficie, la superficie, la superficie, ecco l’unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato… questa era la civiltà dal mio punto di vista, colossale e frastagliata…

. c’è quest’idea di Patrick Bateman, una specie di astrazione, che tuttavia non ha nulla a che vedere con chi sono veramente, è solo un’entità, un qualcosa di illusorio, e anche se riesco a nascondere il mio sguardo freddo e potete stringermi la mano e sentire la mia carne che stringe la vostra e magari potete anche immaginare che il nostro stile di vita sia simile: io semplicemente sono altro. È dura per me avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un prodotto, un’aberrazione. Sono un essere umano non accidentale. La mia personalità è abbozzata, informe, la mia crudeltà è radicata e persistente. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze sono scomparse tanto tempo fa (probabilmente a Harvard) ammesso che siano mai esistite. Non ci sono piú barriere da superare. Non me ne importa nulla di tutto quello che ho in comune con i pazzi e i deliranti, con i perversi e i malvagi, sono oltre tutto il dolore che ho causato e anche oltre la totale indifferenza che ho provato. Ciò nonostante, mi tengo ancora saldo a un’unica, squallida verità: non si salva nessuno, non c’è redenzione per nessuno. Dunque non mi si può biasimare. Ogni modello di comportamento umano deve avere una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? Il dolore che provo è costante, acuto, e non spero in un mondo migliore per nessuno. In realtà desidero infliggere agli altri il mio dolore. Non voglio che nessuno mi sfugga. Ma anche dopo aver ammesso tutto questo – e l’ho fatto innumerevoli volte, praticamente in ogni mia azione – e dopo essermi ritrovato faccia a faccia con queste verità, non c’è catarsi. Non ho acquisito alcuna conoscenza piú approfondita di me stesso, e niente di nuovo può essere compreso in base al mio racconto. Non c’era alcun motivo perché vi raccontassi tutto questo. Questa mia confessione non significa niente…

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