
Alla Trattoria Roma tutti i clienti sono persone felici. Parlano e ridono tra loro a voce alta. Nessuno è seduto da solo. In tavoli da due, tre, quattro e sei persone, sono seduti uomini e donne, tutti sani e belli. Eleganti, curati in ogni dettaglio. Curati anche i capelli e le sopracciglia. Mangiano piatti tipici della cucina italiana. Nessuno tra loro sembra avere in testa un pensiero negativo, una giornata no; i lineamenti del viso mostrano che in vita loro non hanno mai sofferto. Anche al Café Paris, dove ha preso croissant e caffè questa mattina, ha potuto notare lo stesso target di persone: uomini e donne felici, con ogni evidenza, con una vita sotto ogni aspetto gratificante. Tutti uguali tra loro, sembrano persone di un altro pianeta, o quantomeno di un’altra specie. Solo lei è seduta da sola. E non ha nessuna voglia di ridere, nemmeno di sorridere.
Da una settimana, la notte dorme poco e male, passa ore a piangere; e nonostante questa mattina abbia cercato di avere un aspetto il più presentabile possibile per l’appuntamento col rappresentante immobiliare, la sua estraneità a questo mondo è evidente. L’appartamento che è venuta a vedere si trova all’interno dell’enorme grattacielo Paradiso. Un palazzo grande come un quartiere e alto ventotto piani, dove al suo interno gli inquilini non solo qui vivono ma anche lavorano – così le ha tenuto a dire l’elegante signora, felicissima di mostrarle il super-moderno bilocale, che «Incredibilmente è ancora libero e lasciarselo scappare sarebbe dare uno schiaffo alla fortuna». Il bilocale è attrezzato con tutte le migliori e più moderne tecnologie, in eleganti arredamenti standard tra muri di cemento armato: «Del resto, il brut va tantissimo». Due enormi finestre, una per stanza, grandi come tutta la parete; che però non si possono aprire per motivi di sicurezza: l’aria è filtrata da un impianto di depurazione che alimenta l’intero edificio.
Di una cosa Eva è sempre stata convinta: le case hanno un’anima. Un’anima che rispecchia quella delle persone che scelgono di abitarle. E qui, le case, un’anima non ce l’hanno. Avranno pure tutti i confort e robot domestici possibili e immaginabili, ma di umano non hanno niente. È tutto artificiale, a cominciare dall’aria. Sono loculi per persone senz’anima. Un inferno!
Questa volta però David fa sul serio. Non torna indietro. Eva lo sa. Questa volta l’ha messa alla porta per davvero. Altre due volte, prima di quest’ultima, David l’ha cacciata di casa. La prima aveva poi soprasseduto alla “necessità di regolarizzare la loro situazione”. Aveva capito che la volontà di “unirsi formalmente attraverso il contratto matrimoniale”, veniva dalla sua famiglia; e se lei non voleva cambiare religione e convertirsi all’ebraismo – visto che Eva con orgoglio si è sempre definita atea – beh, lui non l’avrebbe potuta forzare.
In fondo, anche a David della religione non è mai importato un granché: l’anziana mamma se ne sarebbe fatta una ragione, prima o poi. Poi però, dopo due anni di convivenza, David ha cominciato a parlare di un figlio: non era tanto sua mamma a desiderare una nipotina, quanto proprio lui a volere una discendenza – proprio così aveva detto: discendenza. Quando Eva gli aveva risposto che un “discendente” non lo voleva, l’aveva cacciata di casa: lui voleva una famiglia, e una coppia senza figli non è una famiglia! Questa seconda volta, per essere riammessa in casa, era toccato a Eva dover cambiare idea.
Eva, però, incinta non rimaneva; e più passava il tempo e più diminuiva la pazienza di David. Finché, poco meno di un mese fa: «Forse è il caso di andare insieme da un esperto, ci sono tanti modi oggi per incentivare una gravidanza… magari sono io il problema, magari sono sterile… potremmo provare con la fecondazione assistita…»
Eva ha subito capito che il trucco di prendere la pillola di nascosto presto sarebbe stato scoperto. Ma non ha avuto nemmeno il tempo di riflettere sul da farsi, visto che, come spesso succede, è stato il destino a risolvere la situazione. Una sola maledetta volta Eva ha preso in prestito l’auto di David e questa sola volta, nel frenare di botto per non investire un cane sfuggito al padrone, la borsa le è caduta sotto il sedile, rovesciando ovunque il contenuto. Le sembrò di aver recuperato tutto, ma proprio tutto. Tranne la scatolina di mentine con dentro le pillole anticoncezionali. Scatolina che David ha poi trovato la sera stessa e che ha subito capito non contenere caramelline, ma la ragione per cui Eva non riusciva a dare alla sua ricca famiglia una discendenza. Tornare a vivere con sua madre era fuori discussione, e l’albergo costa caro. Dopo una settimana passata a guardare annunci di case, o troppo care o troppo brutte, si è rassegnata a dover prendere in considerazione la proposta di alloggio offertole al lavoro.
Così, si è vista costretta a tirare fuori dal cassetto il dépliant con su scritto:
Il tuo posto in Paradiso [alloggi agevolati per i nostri dipendenti]
La notte del loro primo appuntamento, quando dopo la cena romantica sono andati a casa di David a bere “un’ultima cosa”, lei si è subito innamorata. Quella casa era stupenda, avrebbe fatto di tutto per poter vivere in un posto del genere. Mentre facevano l’amore sul divano, lei non aveva gli occhi chiusi: li aveva aperti e guardava oltre le spalle di David quel meraviglioso salotto. Quella casa, che non era una casa ma una villa, non solo aveva il giardino privato: aveva perfino un bovindo!
Quando era bambina, sua mamma era sempre al lavoro oppure occupata nelle faccende domestiche: fino a quando ha scoperto l’esistenza dei libri, la sua unica compagnia è stata la televisione. Al pomeriggio c’era quel programma dove si mostravano le case dei ricchi. Un giorno vide una villa stupenda, la residenza di qualche nobile inglese, e scoprì l’esistenza del bovindo.
All’amore Eva non ha mai creduto. Ha visto come è finita sua madre, che per amore ha sposato un uomo povero, morto dopo pochi anni di matrimonio lasciando la moglie senza un soldo e con una figlia di due anni a carico. Se proprio si deve andare a vivere con un uomo, si è sempre detta, che almeno ci si guadagni qualcosa! In fondo David non era male: era gentile, educato, elegante. E aveva una grande qualità: era una persona silenziosa. Non perché fosse introverso o pensieroso, semplicemente non aveva mai niente da dire. Noioso da morire, certo, ma qualsiasi uomo dopo un po’ lo diventa; almeno lui non l’avrebbe delusa con il passare tempo. E quando David le chiese di andare a vivere da lui, seppure da sempre la sola idea di avere un estraneo in casa tutto il tempo le era sembrata inconcepibile, lei rispose di sì. David è ricco, mi ama, e soprattutto David vive in una villa. Alla fine, imparerò, se non ad amarlo, quantomeno a volergli bene; del resto, col passare del tempo, ci si affeziona persino a una macchia sul muro!
Ora, però, le è chiaro: niente più macchia sul muro e niente bovindo; niente discendenza: niente più villa.
Si guarda ancora una volta in giro, prima di raccogliere il vassoio e andare a buttare nel cestino il piatto le posate il bicchiere e la bottiglietta di plastica. Riguarda gli altri clienti, i camerieri: anche loro di plastica. Fa un respiro profondo che suona come un sospiro. Posato il vassoio, si avvia verso l’uscita. Si decide a richiamare l’agente immobiliare prima di perdere il suo posto in Paradiso. Solo l’idea di vivere in un posto del genere le fa salire le lacrime, ma subito si affretta a trattenerle per non rovinare la serenità di tutte quelle persone tristi e contente. Nel chiudere la giacca si sistema la maglia.
Si ferma a guardarsi la mano mentre le scivola lungo la pancia: quel gesto fatto chissà quante volte, adesso le sembra strano, estraneo. No, non posso mettere al mondo un bambino solo per poter continuare a vivere nella sua villa. Cerca il telefono in borsa. Sta vibrando. Ora sta a vedere che è quella stronza e per due minuti di esitazione ho perso pure il bilocale. Ha un conato di vomito. Inspira… Espira… Rivede la sua amata poltrona a fiori all’interno del bovindo, la luce del mattino che entra dalle finestre. Respira Eva, respira.
